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[La Fée des Parfums] Parlez-moi d'Amour - John Galliano

Circa un anno fa mi arriva a casa una bella letterina da parte di Cosmopolitan che mi annuncia di aver vinto un concorso a cui avevo partecipato poco prima, 
e che presto avrei ricevuto un flacone di Parlez-moi d'Amour

Prima di allora avevo vinto, circa 14 anni prima, solo il cd della colonna sonora di The Crow II, che non è mai arrivato a casa mia, quindi prima di entusiasmarmi ho deciso di aspettare l'arrivo del corriere. 
Poi il corriere è arrivato, e allora sì, ho gioito. 


Parlez-moi d'Amour non ha quasi niente in comune con le mie fragranze preferite: 
è un mix di note fruttate/fiorite, leggero e frizzante. 

Io amo le note gourmand, le spezie, i cipriati avvolgenti, le opulenze della frutta matura e delle rose carnose, aromi che evocano dita appiccicose di miele e le labbra piene di baci; sento più mia la sfrontatezza dei certi muschi che la timidezza dei fiori in boccio, ma più di tutto gli odori anche inconsueti, come quello della polvere riarsa dal sole, che ti fanno partire per viaggi inaspettati.

Eppure, anche la delicatezza di questo insieme mi ha fatto vibrare il cuore: come un amore che nasce a poco a poco, come quando incontri una persona che sembra rubarti le parole di bocca e i pensieri dalla testa. Vi ricordate quando vi siete innamorate l'ultima volta? Non vi tremavano le gambe, non avevate lo stomaco pieno di farfalle, i brividi, le vertigini? 
Eppure era tutto così sottovoce: non si urla a un amore che sta nascendo, gli si sussurra piano. 



L'inizio è di lampone, di mandarino e di mirtillo: quell'acquolina in bocca che viene nel momento in cui vorresti assaggiare quelle labbra sconosciute, sapere subito che sapore hanno.
Gelsomino, lavanda e rosa turca nel cuore della fragranza, come quando scopri che l'incavo tra il suo collo e la sua spalla è fatto apposta per posarci la testa. Sulla mia pelle queste note non hanno un particolare risalto, come il tocco di vetiver sul finale: quello che resta è quel pizzico di vaniglia che acquieta tutto, senza smorzare del tutto il gusto goloso del lampone. 

Perché l'amore arriva, fa sfarfallare il cuore, poi a un certo punto si dà una calmata, ma rimane pur sempre quella fiammella che di tanto in tanto, per un ricordo, una carezza o una frase sussurrata all'orecchio, fa tremare le gambe o arrossire all'improvviso.


Oggi scrivete una lettera, mettete biancheria di seta, sbattete le ciglia, cospargetevi di profumo, guardatevi allo specchio e sorridete. Fate qualcosa di insolito, o di sciocco. Per voi o per chi amate. 
Io sto cospargendo la casa di cuori rossi e candele. 
Oggi non è solo il giorno degli innamorati, è il giorno di chi ama. 
E tutti amiamo. 
Se il giorno degli innamorati è tutti i giorni, perché non può esserlo anche oggi?


(per acquistare Parlez-moi D'Amour on line vi consiglio l'eshop di Vittoria Profumi: per oggi le spese di spedizione sono gratis usando questo codice: J754QG)

Falconieri: il profumo della lana

Qualche tempo fa ho ricevuto il comunicato stampa che annunciava la nascita della fragranza unisex Falconieri, che veniva descritta come un mix di note speziate e legnose a base di vaniglia e liquirizia.
Essenziale nel design della confezione, e nel prezzo (50 ml per 28 €, vale senz'altro la pena di provarlo).


Ingolosita e incuriosita, sono andata a vedere dove si trovano i negozi monomarca Falconieri, purtroppo molto meno diffusi degli altri monomarca del gruppo Calzedonia, e in attesa di fare un giro a Firenze per annusare dal vivo la fragranza e toccare con mano i tessuti della linea, ho scoperto qualcosa in più di questa casa specializzata in filati e ho dato un'occhiata ai capi della collezione di questo autunno/inverno.
Ci sono il cachemire, la lana merinos, alpaca, angora, astrakan e mohair, in varie combinazioni e lavorazioni.
Ci sono maglie, maglioni e cappottini, oltre a guanti, berretti e sciarpe dall'aria morbidissima.

 







 Sì, soprattutto i cappottini mi hanno entusiasmata moltissimo!
In particolare quello a righe e il montgomery, che c'è sia in versione femminile che maschile.




 Anche la collezione maschile è molto ricca, mi piacciono soprattutto i classici maglioni a rombi e quelli con le toppe sui gomiti, ma trovo che le giacche siano elegantissime e i cardigan di lana grossa in generale siano perfetti per sostituire una giacca casual se i nostri maschietti non soffrono troppo il freddo (il mio ha sempre caldo, se porta un giaccone sotto gli basta una camicia, e quindi porta i cardigan pesanti come giacca, sopra una maglia di cotone a maniche lunghe)





Buona (morbida) domenica a tutti!


La Fée a Pitti Fragranze - The Party

Terzo espositore, terza famiglia. Stavolta mi accolgono una madre e una figlia -c'è un'altra figlia, ma è in giro tra gli stand e non riesco a incontrarla. Ci presentiamo (dire che mi accolgono calorosamente sebbene io sia una sconosciuta è dir poco) e mi raccontano la storia della loro azienda, The Party, e del loro prodotto di punta, The Party in Manhattan, una fragranza fuori dal tempo, come l'eleganza di certe dive del passato. Non è una fragranza per tutti, scordatevi quelle rassicuranti accozzaglie di note "ruffiane" che al momento ci inebriano e poi, così come sono arrivate, spariscono senza lasciare traccia di sé.

Il mix è imponente: note floreali e note speziate si rincorrono tra la testa e il cuore, e il fondo è uno strato di vetiver, patchouly, muschio di quercia e ambra grigia.
Non è un profumo da tutti i giorni, come un gioiello bellissimo da tirare fuori dalla cassaforte solo nelle occasioni speciali.
Eppure The Party in Manhattan non va tenuto chiuso in cassaforte!
Guardate che bel packaging:



Pensate che di queste boccette esistono delle versioni decorate con diamanti - addirittura il flacone in versione pavé nel momento in cui stavamo parlando faceva bella mostra di sé al quinto piano dei magazzini Harrod's, dove Roja Dove, che lo porta regolarmente, lo esibisce come una vera opera d'arte olfattiva e visiva.

The ten party, invece, è il corrispettivo maschile di questa fragranza. Mi ricorda un uomo ben rasato, con una giacca sportiva di velluto e una sciarpa di cachemire.

Entrambe sono fragranze che parlano a quello che non siamo più, così adulati dalla facilità con cui le mode cambiano, ma che potremmo anche essere, se riuscissimo a distinguere la qualità di ciò che non tramonta.

E ora, siete pronti per un salto a Parigi?

The party in Paris ci porta direttamente nella Belle Epoque, tra corsetti, cipria, can can scatenati e poeti maledetti.

Rosa e violetta la fanno da padrone nella piramide olfattiva di questa fragranza, riscaldata e resa persistente dalla vaniglia, dal muschio e dall'ambra.
Sembra di vedere le ciglia che sbattono e vedere le sottogonne di tulle che frusciano.



Preferite sentirvi fate dei boschi? The Garden Party vi propone non una, ma quattro varianti: tuberose, frangipane, iris e wistaria, provenienti dalle essenze naturali, come si faceva una volta e come la profumeria artigianale continua a fare anche adesso, perché ci sono gesti di cui evidentemente non si può fare a meno, neanche nel mondo moderno, se vogliamo continuare a parlare di alta qualità.

La Fée a Pitti Fragranze - Ut Olet Vinum

Così come nel caso di Scentbar, ecco un'altra bella storia di una famiglia oltre che di una ditta.
Se il nome Sergio Scaglietti vi dice qualcosa, capirete che questa famiglia/ditta emiliana porta con sé anche un capitolo importante della storia del design made in Italy.
E c'è tanto design mischiato alla tradizione in queste boccette di profumi per ambienti, che richiamano il vetro scuro delle boccette di aceto balsamico, grande eccellenza di casa nostra.
La ceralacca rossa, i nastri che legano i bastoncini di bamboo e anche i caratteri della scritta sulle confezioni sono tutti dettagli che parlano di una cura che solo l'artigianato può garantire.

Dalle automobili alle fragranze per ambiente il salto sembra un po' lungo, ma c'è un elemento che collega tutto: il territorio di provenienza. 
Ut Olet Vinum nasce a Modena, la patria del Lambrusco, e sono proprio le note olfattive che richiamano l'odore di questo inconfondibile vino a ispirare la prima fragranza della linea.
Nel tempo si aggiungono profumi al Barolo, al Fragolino, al Brunello, al Chianti, al Moscato Bianco, al Pinot Nero e al Prosecco Millesimato.
Cin cin!

Bevi responsabilmente, ma usa pure irresponsabilmente queste fragranze.
Per una casa un po' ubriaca, forse, ma dall'odore sicuramente originale, accogliente come un brindisi accompagnato dal tintinnare dei bicchieri e da molti sorrisi.

La Fée a Pitti Fragranze - ScentBar_Degustazioni Olfattive

Dopo l'ubriacatura di facce e aneddoti dal blog raduno fiorentino, torniamo un passo indietro.
Devo ancora parlarvi di tutte le mie scoperte olfattive (e non solo) in occasione della visita a Pitti Fragranze... quindi i post prossimi giorni saranno dedicati a questo argomento, alternati di tanto in tanto a post di altro tipo, perché ho ancora qualche outfit estivo da farvi vedere prima che l'autunno si abbatta definitivamente sulle nostre testoline!

Il primo incontro interessante del mio pellegrinaggio alla scoperta di nuovi odori è stato quello con Scentbar, all'interno della sezione Spring, che come vi avevo già accennato ospitava le "nuove proposte" e che aveva gli stand più interessanti dal punto di vista espositivo, delle vere e proprie vetrine che già al primo impatto parlavano dei prodotti esibiti.

Scentbar presentava un allestimento che è quasi un'installazione, perché nei vasetti neri che vedete disposti in file ordinate c'erano delle salviette imbevute delle rispettive fragranze, in modo che il visitatore possa già iniziare a "mettere il naso" nello spirito del progetto.  
La giovane creatrice di questa linea, nata e cresciuta in una casa di profumieri, mi dà il benvenuto e inizia a spiegarmi con parole semplici in cosa consiste il suo lavoro, la sua ricerca.
Il padre è al suo fianco, di sicuro orgoglioso del lavoro della figlia, della serietà con cui lo porta avanti e dell'interesse che suscita tra gli addetti ai lavori e non solo.
Scentbar: fragranze senza nome, ma numerate - perché un nome può anche rispecchiare lo spirito del tempo, le tendenze del momento, ma un numero è qualcosa di solido, a modo suo, che non passa mai di moda - e packaging dalle linee pulite, quasi a rasentare il minimalismo.
Ma è sulla concentrazione che questa essenzialità si ribalta: queste sono infatti fragranze al 30%, una concentrazione altissima per un profumo (di solito questa è la percentuale degli estratti), quindi ricche, avvolgenti e soprattutto persistenti.





Scentbar è anche un negozio -o meglio, è la linea di cui avete appena letto che nasce dopo l'apertura dell'omonimo negozio.
Se vi trovate a Cesena non dovete perdere l'occasione di passare da lì per una degustazione olfattiva. Sono sicura che non ve ne pentirete!

La Fée a Pitti Fragranze - Una mattinata profumata alla Leopolda in compagnia di Sissel Tolaas

Appena entrata alla Stazione Leopolda, ecco il colpo d'occhio che mi attende:


Praticamente il paradiso.

Nella mia testolina mi ero prefigurata una visita accuratissima agli stand dei marchi che amo di più. Da Mecheri a L'Artisan, da Lutens a D'Orsay... Ma non avevo fatto i conti con quello che, a pensarci adesso, mi sembra più che ovvio: più il marchio è importante, più lo stand sarà affollato. E, trattandosi di una fiera molto importante a livello commerciale, oltre ai visitatori come me c'era talmente pieno di buyer internazionali e di altri addetti ai lavori intenti a consultare cataloghi, stringere accordi, firmare contratti, che mi sono sentita in men che non si dica d'intoppo al lavoro altrui.
Certo, una visita ai miei marchi-feticcio l'ho fatta, ho annusato qualche novità, sono stata giustamente ignorata dai responsabili marketing e distribuzione, sono stata attenta a non urtare nessuno con la mia pesante attrezzatura da blogger pendolare.
Sì, per il primo quarto d'ora mi sono sentita veramente fuori posto, lo confesso.


Il mio imbarazzo, però, si è stemperato ben presto. Sarà stato merito della bellissima scenografia a dir poco lussureggiante, o delle varie fragranze che, test su test, si mescolavano nell'aria, a un certo punto, come ubriaca, ho iniziato a vagare con più sicurezza tra gli stand. E ho scoperto cosa mi interessava di più: la sezione Spring, per i marchi emergenti (praticamente realtà di nicchia in un mercato di nicchia) e la sezione Charms, per gli accessori (dove sono andata a "disintossicarmi" dopo una mattinata di superlavoro per il mio naso).
Lì si sono concentrate le mie interviste e le mie foto.
Mi sono soffermata su ogni espositore che mi ha rivolto la parola sorridendo, guardandomi negli occhi con calore, regalandomi un po' del suo tempo e svelandomi aneddoti interessanti sul suo lavoro.
E infine, prima di rimettermi in cammino per incontrarmi alla stazione con Paola e Irene, ho potuto fare una sosta nell'area conferenze per ascoltare, finalmente, Sissel Tolaas.
Questa scienziata/artista norvegese mi affascina da sempre, e naturalmente la sua installazione è stata una delle mie prime mete. In fondo al corridoio della prima foto, infati, si trovava la sua scratch and sniff wall, una parete imbevuta dell'odore della paura, cioè dell'odore del corpo delle persone che si erano sottoposte all'esperimento, estratto chimicamente nel momento in cui subivano un attacco di panico. Come potrete intuire, l'odore di un corpo in difficoltà non è esattamente di rose e di violette, e infatti nel bel mezzo della passeggiata olfattiva all'interno di Pitti Fragranze, a un certo punto il visitatore veniva assalito da un'inconfondibile ventata d'ascella. Ma al centro dello studio di Sissel c'è proprio il concetto di buono vs. cattivo nei confronti dell'esperienza olfattiva dell'essere umano.
Perché alcuni odori sono piacevoli per alcuni e sgradevoli per altri?
Quasi sicuramente perché per alcuni sono legati a esperienze positive e per altri a esperienze negative.
E perché il sudore è un odore che non apprezziamo?
D'altronde, la sua composizione molecolare, il suo dna, per ocsì dire, non è poi così diverso da quello degli odori "buoni". Allora Sissel stabilisce che il naso umano ha solo bisogno di essere educato, e porta in giro per il mondo progetti di varia natura, in cui l'olfatto è comunque al centro.
Nello specifico, il progetto FEAR - La PAURA dell’odore VS l’ODORE della paura, mira alla tolleranza, basandosi sull'apparentemente semplice equazione acccettare l'odore degli altri=accettare gli altri.
Essendo un dato culturale, il gradimento di certi odori varia da Paese a Paese: l'artista ha mostrato foto di reazioni entusiastiche dei visitatori della sua installazione a Pechino, e molto, molto sospettose tra i visitatori statunitensi. La conclusione della conferenza, qui ridotta in pochissime parole, era geniale, come l'intero percorso dell'artista: NOTHING STINKS, BUT THINKING MAKES IT SO.



La Fée des Parfums, la menta e la calura

Fa caldo, si sa. Un caldo assassino un po' dappertutto, e ognuno si attrezza come può per sopravvivere.
Io, per esempio, in quesio giorni ho dato una bella scorciata alla mia chioma.
Adesso se non altro ogni volta che sento che sto per andare in ebollizione posso infilare la testa sotto il rubinetto senza pensare troppo ai riccioli che si scombinano.


E la nostra fatina dei profumi?
Lei si è rifugiata tra le foglioline odorose della menta che cresce sul mio davanzale.


E non era da sola! Era in compagnia di una boccetta profumata, ovviamente.
Si tratta dell'estratto di profumo alle erbe alpine di Dr. Taffi, casa erboristica toscana a pochi chilomentri da qui. La sua consistenza è oleosa, quasi non sembrerebbe adatta all'estate, ma basta ricordarsi di spalmarla bene dopo la spuzzata, e non resta che godersi la freschezza dell'aroma che rimarrà addosso per ore.


E con le foglioline di menta si può fare un infuso dissetante e rinfrescante: bastano poche foglie, una tisaniera (o una tazza), lasciare un po' in infusione in acqua calda e poi decidere se bere il tutto caldo (sembra impossibile, ma è un rimedio anticaldo efficacissimo!) o far raffreddare prima a temperatura ambiente e poi in frigo, con dei cubetti di ghiaccio, con un pizzico di zucchero o al naturale.
Ci si può lanciare anche in un mojito, ma io con questo caldo il massimo che reggo è una birra gelata, altrimenti la pressione mi abbandona.

Buona serata a tutti, e buon (caldissimo) week end!

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