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Gli Afterhours portano Padania al Nuovo Teatro dell'Opera di Firenze

Dopo neanche 11 mesi dalla data di Piombino, venerdì ho rivisto gli Afterhours live
E io che credevo che non li avrei più rivisti esibirsi in un luogo bello quanto Piazza Bovio, la nostra gloriosa terrazza sul mare affacciata sull'Elba. Invece il Teatro dell'Opera di Firenze, attaccato alla Stazione Leopolda e imponente nel suo candore, è riuscito a lasciarmi senza fiato. E sommando il batticuore da live, il languore da afa e il rimescolamento ormonale che mi provoca il signor Agnelli, il risultato è stato un concerto vissuto come un getto d'acqua vaporizzato sulla pelle, le note come gocce, che scivolano e si insinuano dappertutto: mente, corpo, orecchie, lingua, cuore, mani, naso, pancia...

Neanche stavolta avevo con me la reflex. L'avevo lasciata in stanza, perché non sapevo se la ressa e la distanza mi avrebbero permesso di scattare foto, e in fondo un po' ero stanca di trascinarmi dietro il mio strumento di registrazione di emozioni preferito, tanto delizioso quanto pesante. In realtà eravamo a una distanza che il mio 17-70 avrebbe potuto coprire, e c'era tutto lo spazio per sedersi (addirittura, una volta che ci siamo alzati per cantare e ballare, le borse sono rimaste quasi sempre comodamente sdraiate ai nostri piedi), quindi sì, ho sprecato l'occasione per scattare qualche foto alla band. 

Ma non per cantare, sudare, commuovermi e perdere la voce, di nuovo. 

In ogni caso, qualche foto della serata l'ho presa dalla pagina Facebook di Te La Do Io Firenze, dove potete trovare un'intera gallery con le foto scattate da Valentina Cipriani






In realtà sono anche quella che si scioglie di brutto appena Mr. Agnelli si siede alla tastiera, perché sa che è arrivato quel momento. Il momento in cui le parole vengono fuori come i grani di un rosario, una supplica e una maledizione. Ogni volta è come la prima volta,. L'effetto che mi fa è quello, sempre. 


Come previsto, Paola e io ci siamo scordate di immortalarci insieme durante il concerto. 
Neanche quando è saltata la corrente nel bel mezzo del concerto e abbiamo visto la band posare gli strumenti e trottare verso il backstage senza guardarsi indietro (e in molti ci siamo chiesti quante teste sarebbero saltate e se il concerto sarebbe ripreso, per poi sorridere di sollievo quando sono rientrati e Manuel ha detto: "E' bello questo posto, c'è dell'elettricità nell'aria").
E neanche dopo, di fronte agli schiaccini della Farmacia dei Sani e davanti a birra e mojito a due passi dalla Fortezza.


Sarebbe stato bello scattare una foto a una Firenze addormentata ma ancora a suo modo pulsante, adrenalinica. Alle tre del mattino le città hanno una voce che si riesce a sentire non tanto con le orecchie, quanto con la pelle. 





(qui l'intervista di Leonardo Capanni a Giorgio Prette, sempre per Te La Do Io Firenze)

MBT Day: i blogger a Pitti Immagine Uomo

Come alcuni di voi sanno già, lo scorso mercoledì sono stata a Firenze a Pitti per un'iniziativa che metteva insieme MBT, Pitti Immagine e i miei adorati Francesco e Paola

Confesso: di MBT non sapevo molto, tranne che hanno una forma buffa e che sono molto comode, soprattutto per chi deve stare molto tempo in piedi (la mia collega Simona, nel negozio dove lavoravo d'estate, le portava anche durante la stagione calda). Non ne avevo mai provato un paio, non avevo proprio preso in considerazione questo tipo di scarpa per me, da sempre troppo occupata nel tentativo di camminare decentemente sui tacchi e nella ricerca di un paio di calzature che non mi mordessero i piedi a ogni passo!

E quindi, quando Chiara Biscotti di Connexia mi ha contattata per espormi il progetto, quello che mi ha spinto ad accettare è stata la curiosità di provare un prodotto che, probabilmente, non sarei mai arrivata a conoscere di mia iniziativa.

Sarò breve, perché ho appena ricevuto il video che riassume meglio di mille parole il sapore della giornata, e le mie chiacchiere saranno pressoché inutili.

Il nostro appuntamento con Chiara, Claudia Maggioni (responsabile marketing MBT) e Mario Tirelli, incaricato appunto di video-documentare il tempo trascorso insieme, era alle 11.30 al negozio MBT di Firenze (in Lungarno Acciaiuoli, proprio a un passo dal Ponte Vecchio), dove siamo stati accolti dalla store manager Katiuscia Maganuco, la sua vice Francesca Giammarioli, e il commesso Pietro Messana, che sicuramente avrà ringraziato più di una volta la provvidenza per la presenza di Francesco e di Mario che hanno abbassato un po' la concentrazione di estrogeni del negozio!

Francesco
Claudia Maggioni e Chiara Biscotti
Paola e Katiuscia Maganuco 
Me e Pietro Messana

Una volta scelti i modelli che volevamo provare siamo stati aiutati nella scelta del numero adatto -occorre mettere a terra la suoletta interna della scarpa e appoggiarci sopra il piede, in modo che il tallone sia esattamente al bordo e che tra alluce e bordo superiore avanzi giusto un dito di spazio- e istruiti su come camminare quando si hanno queste calzature ai piedi.
Che è talmente semplice da essere quasi strabiliante:
tallone-pianta-punta.
Insistere bene sulla "rollata", cercare di mantenere schiena dritta, sguardo davanti a sé e, se ci si ferma, tenere il peso distribuito su entrambe le gambe, senza tensioni sulle ginocchia.

In questo modo si alleviano le tensioni sulla schiena e si fanno lavorare alla grande i muscoli delle gambe e i glutei. Per una coi piedi piatti e ammaccati come i miei, salire su queste scarpe con questi "cuscinetti" ben ammortizzati è stato un sollievo da subito - l'espressione di sorpresa/entusiasmo che vedrete nel video è autentica, ve lo assicuro!





All'interno di Pitti Uomo abbiamo avuto il tempo di fare qualche domanda a Herbert Kristler, general manager di MBT Italia, entusiasta e disponibile malgrado la confusione che regna sempre sovrana in un ritrovo importante e affollato come Pitti.

Mario Tirelli, Herbert Kristler, Paola

Dopo, siamo stati a spasso per gli stand per continuare a mettere alla prova le nostre nuove calzature: come molti di voi di sicuro sanno, anche quando non si va a fare cose più faticose di guardare-parlare-stringere mani-scattare foto-prendere biglietti da visita, gadget e brochure, visitare una fiera di settore è quanto di più faticoso per gambe, schiena e articolazioni.
Per una con la mia circolazione, poi!
Ebbene, alla fine della giornata mi sono messa a sedere volentieri, ci mancherebbe, ma non con quella sensazione di non potercela fare un minuto di più a stare in piedi.
E quando mi sono messa a letto avevo le gambe stanche, sicuramente, ma non come le altre volte che ho passato la giornata a camminare a Pitti: piuttosto come quando mi do parecchio da fare in palestra.
No formicolii, no gonfiore, no pelle surriscaldata. Il top.

E ora, a voi il video: 




(no, non dite niente. No, non ho gli occhi storti, eppure davanti alla telecamera mi vengono fuori così.
E dopo metà della mia vita passata sul palcoscenico, questa è l'espressività massima che io riesca a ottenere in video. ODIO essere ripresa. ODIO parlare davanti alle telecamere. Eppure mi hanno convinta, e mi sono anche divertita, sia a essere ripresa che, tutto sommato, a rivedermi. Pensate che io sono quella che non riguarda nemmeno i video degli spettacoli a cui partecipa, per la vergogna di vedersi in video.
Sì, quella è la mia voce, quello è il mio accento, e quello il mio doppio mento.
 Tutti per voi, in un colpo solo!) 

Delle occasioni mondane e delle belle persone

Va a finire che non hai ancora sfatto la valigia dal viaggio a Londra, che sei pronta a ripartire, 
stavolta per Firenze. 
Reflex, torcicollo, il vestito buono in valigia, correttore in quantità, una tappa a Pisa e il suono delle risate degli amici blogger già nelle orecchie. 
Chi la sente la fatica?
Magari si sente il caldo, quello sì.
Se a Firenze sabato sera non era per niente freddo, da LuisaViaRoma la temperatura era bollente. 
Gente, gente, gente dappertutto. 
Sorrisi, luccichini, bijoux in quantità. 
Borchie, pelle, tacchi alti, bicchieri, seta, flash, sorrisi, sorrisi, sorrisi. 
E mal di piedi. 
Brindisi, strette di mano.
E sigarette fumate giusto per andare a prendere una boccata d'aria, 
per trovarsi ancora più schiacciati nella folla.
Flash, e abbracci. 
Un po' di vertigine ci sta, in quel mondo che non è tuo del tutto.
I blogger toscani del cuore, tanto vicinivicini che adesso sembra strano essersi conosciuti tramite un blog (Irene, Paola, Rano, purtroppo all'ultimo è mancata Giorgia, ma ci rifaremo), 
i blogger ritrovati, come Maria Vittoria, 
le blogger finalmente incontrate di persona, come Chiaradeanna, 
Veronica (e il suo Francesco, of course), e le Shampe. 
Un paio di sorprese di nome Elisa.  
Un complimento da parte di Jessie di Denimology.
Non vi linko tutti, tanto siete pochi ma buoni e sapete di chi parlo (a parte Jessie, che non mi leggerà mai, com'è ovvio che sia), e comunque non ho tutte le foto che abbiamo fatto insieme, 
se me le passate vi amo vieppiù!
















Poi ci si sveglia la mattina dopo ancora a Firenze, nell'abbraccio di una casa che visita dopo visita è sempre più accogliente, con un sole timido e una città di una bellezza sfacciata. 
Un pranzo della domenica di sole donne, simile a quelli di casa mia, una volta, una vita fa (a parte il fatto che a me manca una sorella come la fascinosissima Giulia).
Una corsa alla stazione, di nuovo un treno, chilometri davanti a me. 
Dietro di me, la mia "famiglia fiorentina". 
Granieri, vi adoro tutte, dalla prima all'ultima. 
Ecco, l'ho detto. 

La Fée a Pitti Fragranze - The Party

Terzo espositore, terza famiglia. Stavolta mi accolgono una madre e una figlia -c'è un'altra figlia, ma è in giro tra gli stand e non riesco a incontrarla. Ci presentiamo (dire che mi accolgono calorosamente sebbene io sia una sconosciuta è dir poco) e mi raccontano la storia della loro azienda, The Party, e del loro prodotto di punta, The Party in Manhattan, una fragranza fuori dal tempo, come l'eleganza di certe dive del passato. Non è una fragranza per tutti, scordatevi quelle rassicuranti accozzaglie di note "ruffiane" che al momento ci inebriano e poi, così come sono arrivate, spariscono senza lasciare traccia di sé.

Il mix è imponente: note floreali e note speziate si rincorrono tra la testa e il cuore, e il fondo è uno strato di vetiver, patchouly, muschio di quercia e ambra grigia.
Non è un profumo da tutti i giorni, come un gioiello bellissimo da tirare fuori dalla cassaforte solo nelle occasioni speciali.
Eppure The Party in Manhattan non va tenuto chiuso in cassaforte!
Guardate che bel packaging:



Pensate che di queste boccette esistono delle versioni decorate con diamanti - addirittura il flacone in versione pavé nel momento in cui stavamo parlando faceva bella mostra di sé al quinto piano dei magazzini Harrod's, dove Roja Dove, che lo porta regolarmente, lo esibisce come una vera opera d'arte olfattiva e visiva.

The ten party, invece, è il corrispettivo maschile di questa fragranza. Mi ricorda un uomo ben rasato, con una giacca sportiva di velluto e una sciarpa di cachemire.

Entrambe sono fragranze che parlano a quello che non siamo più, così adulati dalla facilità con cui le mode cambiano, ma che potremmo anche essere, se riuscissimo a distinguere la qualità di ciò che non tramonta.

E ora, siete pronti per un salto a Parigi?

The party in Paris ci porta direttamente nella Belle Epoque, tra corsetti, cipria, can can scatenati e poeti maledetti.

Rosa e violetta la fanno da padrone nella piramide olfattiva di questa fragranza, riscaldata e resa persistente dalla vaniglia, dal muschio e dall'ambra.
Sembra di vedere le ciglia che sbattono e vedere le sottogonne di tulle che frusciano.



Preferite sentirvi fate dei boschi? The Garden Party vi propone non una, ma quattro varianti: tuberose, frangipane, iris e wistaria, provenienti dalle essenze naturali, come si faceva una volta e come la profumeria artigianale continua a fare anche adesso, perché ci sono gesti di cui evidentemente non si può fare a meno, neanche nel mondo moderno, se vogliamo continuare a parlare di alta qualità.

La Fée a Pitti Fragranze - Ut Olet Vinum

Così come nel caso di Scentbar, ecco un'altra bella storia di una famiglia oltre che di una ditta.
Se il nome Sergio Scaglietti vi dice qualcosa, capirete che questa famiglia/ditta emiliana porta con sé anche un capitolo importante della storia del design made in Italy.
E c'è tanto design mischiato alla tradizione in queste boccette di profumi per ambienti, che richiamano il vetro scuro delle boccette di aceto balsamico, grande eccellenza di casa nostra.
La ceralacca rossa, i nastri che legano i bastoncini di bamboo e anche i caratteri della scritta sulle confezioni sono tutti dettagli che parlano di una cura che solo l'artigianato può garantire.

Dalle automobili alle fragranze per ambiente il salto sembra un po' lungo, ma c'è un elemento che collega tutto: il territorio di provenienza. 
Ut Olet Vinum nasce a Modena, la patria del Lambrusco, e sono proprio le note olfattive che richiamano l'odore di questo inconfondibile vino a ispirare la prima fragranza della linea.
Nel tempo si aggiungono profumi al Barolo, al Fragolino, al Brunello, al Chianti, al Moscato Bianco, al Pinot Nero e al Prosecco Millesimato.
Cin cin!

Bevi responsabilmente, ma usa pure irresponsabilmente queste fragranze.
Per una casa un po' ubriaca, forse, ma dall'odore sicuramente originale, accogliente come un brindisi accompagnato dal tintinnare dei bicchieri e da molti sorrisi.

La Fée a Pitti Fragranze - ScentBar_Degustazioni Olfattive

Dopo l'ubriacatura di facce e aneddoti dal blog raduno fiorentino, torniamo un passo indietro.
Devo ancora parlarvi di tutte le mie scoperte olfattive (e non solo) in occasione della visita a Pitti Fragranze... quindi i post prossimi giorni saranno dedicati a questo argomento, alternati di tanto in tanto a post di altro tipo, perché ho ancora qualche outfit estivo da farvi vedere prima che l'autunno si abbatta definitivamente sulle nostre testoline!

Il primo incontro interessante del mio pellegrinaggio alla scoperta di nuovi odori è stato quello con Scentbar, all'interno della sezione Spring, che come vi avevo già accennato ospitava le "nuove proposte" e che aveva gli stand più interessanti dal punto di vista espositivo, delle vere e proprie vetrine che già al primo impatto parlavano dei prodotti esibiti.

Scentbar presentava un allestimento che è quasi un'installazione, perché nei vasetti neri che vedete disposti in file ordinate c'erano delle salviette imbevute delle rispettive fragranze, in modo che il visitatore possa già iniziare a "mettere il naso" nello spirito del progetto.  
La giovane creatrice di questa linea, nata e cresciuta in una casa di profumieri, mi dà il benvenuto e inizia a spiegarmi con parole semplici in cosa consiste il suo lavoro, la sua ricerca.
Il padre è al suo fianco, di sicuro orgoglioso del lavoro della figlia, della serietà con cui lo porta avanti e dell'interesse che suscita tra gli addetti ai lavori e non solo.
Scentbar: fragranze senza nome, ma numerate - perché un nome può anche rispecchiare lo spirito del tempo, le tendenze del momento, ma un numero è qualcosa di solido, a modo suo, che non passa mai di moda - e packaging dalle linee pulite, quasi a rasentare il minimalismo.
Ma è sulla concentrazione che questa essenzialità si ribalta: queste sono infatti fragranze al 30%, una concentrazione altissima per un profumo (di solito questa è la percentuale degli estratti), quindi ricche, avvolgenti e soprattutto persistenti.





Scentbar è anche un negozio -o meglio, è la linea di cui avete appena letto che nasce dopo l'apertura dell'omonimo negozio.
Se vi trovate a Cesena non dovete perdere l'occasione di passare da lì per una degustazione olfattiva. Sono sicura che non ve ne pentirete!

Il gusto del nuovo e del vintage

Se questo blog si chiama Mix&Match un motivo c'è.
E va ripescato a ritroso nel mio passato, quando con nonchalance inzuppavo la schiaccia nel caffellatte, mettevo la Nutella sui crackers salati e ai primi raggi di sole, a primavera, mi incaponivo a portare la giacca di jeans con sotto i maglioncini di lana benché la mamma della mia amica B. inorridisse a questo mio ardimento. Nella pre-adolescenza ho portato gli short di jeans con maglioncini di cotone a manica lunga gustandomi il sapore di questa piccola contraddizione in termini, e come pressoché tutte le adolescenti negli anni Novanta ho portato gli anfibi con vestitini romantici e gonne a pieghe.
Poi sono cresciuta.
E ho scoperto che nella moda si può mischiare non solo per stile, texture, forma, ma anche per epoche.
La cosiddetta scoperta dell'acqua calda, per dirla in altre parole.
Ma andateci voi, a prendere una birra nel locale più frequentato del vostro arretrato paesello, con una gonna a trapezio fatta su misura per la vostra mamma 30 anni prima, e un paio di Converse, e poi mi dite. Ci vuole coraggio, ma soprattutto ci vuole la testa per arrivare a fare un abbinamento del genere, perché senz'altro molti lo escluderebbero per paura di ciò che ne penserebbero gli altri, ma moltissimi altri non prenderebbero neanche in considerazione l'ipotesi di fare abbinamenti insoliti semplicemente perché non gli verrebbe mai in mente, perché vestirsi "come gli altri" è un'abitudine, ma anche uno stato mentale.
E guardate, non è una critica alla cosiddetta massa: io non sono una di quelle che difendono a tutti i costi la bandiera della distinzione del singolo! Bisogna ricordarsi, secondo me, di esserci anche noi, nella massa che tanto deprechiamo, invece di sforzarsi con tutte le proprie energie di "distinguersi" in ogni occasione, con risultati a volte patetic.
Ma meno vedi, meno osi, e quindi in provincia, specialmente quando ero ragazzina, ci si trovava spesso a fare le solite, comode scelte in fatto di stile (o di non-stile, perché alla fine sembravamo tutti in divisa).
Ora le ragazze osano di più, e menomale! Prima o poi vi farò vedere i dettagli di stile molto interessanti di alcune delle mie alunne, ma adesso non divaghiamo!

Dicevo che il vintage è uno spunto in più per mixare.
Sinceramente non mi vedo molto in un outfit vintage dalla testa ai piedi, ma apprezzo molto quei piccoli tocchi di pezzi d'antan che possono dare una luce diversa anche al "solito" outfit.
E qui devo ammettere un'altra cosa: il vintage mi frega nel taglio delle gonne e dei pantaloni.
Piccola e morbida (e comunque priva di girovita anche ai tempi in cui ero una magrissima e sodissima ballerina), la maggior parte delle volte proprio non riesco a far quadrare il girovita delle nostre ave col mio.
Scarpe e borse vintage di solito non mi fanno impazzire (ma le eccezioni sono sempre ben accette).
Riservo un occhio di riguardo per bijoux, cappelli, camicette e cappotti.
Oh, sì, cappotti.

Quando ho varcato la soglia di Ceri Vintage il cappotto color lavanda/carta da zucchero era lì che mi aspettava. Col suo taglio così pulito e quel colore così innocente. Aspettava proprio me.
Ci siamo divertiti un sacco, a fare foto in pieno stile mix&match (grazie mille Michele, sei stato un ottimo fotografo!!) con i miei boyfriend jeans nuovi di zecca, ho perfino provato a fare dei salti di fronte all'obbiettivo, ma coi tacchi non è stato facile:


E com'è andata a finire con il mio piccolo amico? Che era troppo stretto di spalle, e temevo che anche indossandolo col più sottile dei maglioni avrebbe tirato troppo, allora l'ho rimesso a posto. Per fortuna ha trovato quasi subito una nuova padroncina, la graziosissima Santels... prenditi cura di lui, mi raccomando!

E poi è arrivata Paola, col suo headband e il suo miniabito di Ethic, lei che più
 la vedo muoversi più potrebbe essere un'adorabile francesina, a portare un'altra ventata di vintage, stavolta anni Settanta.
E cosa va a scovare tra i capi esposti? Una pelliccia che sembra fatta apposta per lei.
Ditemi se non sembra pronta per andare a un concerto un po' retro!
From Woodstock, with love...


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